“Siamo dei buoni avvocati con i nostri errori e degli ottimi giudici con quelli degli altri”

Perché l’errore è percepito come qualcosa di negativo e perché tendiamo a proteggere i nostri errori a qualsiasi costo? 

La radice di questa percezione e la conseguente emozione negativa collegata, è dovuta prima di tutto al contesto in cui siamo cresciuti.

Da sempre abituati a dover dimostrare qualcosa, a dover rendere conto a qualcuno e a dover quindi soddisfare l’aspettativa di una persona che riteniamo autorevole o che è autoritaria.

Provo a pensare alla scuola, alla cattedra tra il docente e gli alunni, all’interrogazione, al dover imparare a memoria e nel caso in cui qualcosa non dovesse essere stato quello che il prof si aspettava, ecco il voto basso

..l’errore è stato fatto ed è stato conseguentemente e matematicamente, punito.

La prossima volta studia, altrimenti ti rimetto un voto negativo.

(ndr:Il concetto che la paura motivi e faccia fare meglio cose alle persone, lo troviamo ancora vergognosamente in tante aziende)

Tralasciando il “modo di fare scuola” che dovrebbe essere completamente rivoluzionato e per fortuna sta lentamente succedendo, l’impatto dell’errore sulle nostre emozioni non può essere, di certo, gestito dal nostro inconscio, con allegria e spensieratezza.

Il problema è piuttosto complesso: non ammettiamo l’errore perché ci troviamo in una condizione di aspettativa verso noi stessi, unita all’aspettativa sociale nei nostri confronti, che generano una dissonanza cognitiva (Festinger) in cui cercheremo di fare in modo che le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, siano congruenti tra loro, anche se è palesemente chiaro che non lo sono.

Io sono convinto di essere una persona capace e precisa, mi comporto secondo quello credo sia coerente con la mia convinzione ma poi commetto un errore e non posso accettarlo.

E’ quindi una condizione di disagio in cui le nostre convinzioni si trovano in contrasto con i nostri comportamenti; ad esempio:

se abbiamo un’auto inquinante e siamo fermi sostenitori della causa ambientale, ma non possiamo permetterci un’auto nuova, ci troveremo in una situazione di contrasto interiore battezzata appunto:

Dissonanza Cognitiva.

Quello che faccio non rispecchia quello di cui sono convinto (e che sono).

Il primo modo che troviamo per risolvere questo stato di insofferenza, è la giustificazione: non è colpa mia, è colpa sua, funziona lo stesso, dovevi dirmelo prima, ecc ecc. 

Perché?

Sono almeno 2 le cause: Siamo delusi o abbiamo paura.

L’errore commesso, non è concepito come parte di quello che siamo, non rispetta l’idea che abbiamo di noi stessi né tantomeno l’idea che vogliamo dare agli altri di noi, quindi lo rifiutiamo.

Digerire il fatto che l’errore sia il miglior modo per imparare e solo attraverso gli errori si possano ottenere dei risultati, non è cosa facile.

Wilde dall’alto della sua saggezza, afferma che “L’esperienza è il nome che diamo ai nostri errori” ma quanto è difficile cambiare modo di pensare dopo che per una vita, ci sia stato inculcato che l’errore sia sbagliato?

Elencare le cose sulle quali si potrebbe lavorare è poco utile e soprattutto troppo accademico, per quello c’è chatGPT, ma per esperienza, il primo elemento sul quale bisogna concentrarsi, dal quale scaturisce tutto il resto, è la Sicurezza Psicologica

Tutto parte da lì; la scarsa cultura dell’errore non è una causa, ma un effetto e sappiamo bene quanto sia poco utile risolvere effetti.