Ho trovato particolarmente interessante studiare l’intuizione di Robert Dilts in merito a quelli che ha definito “livelli neurologici” e la sua applicazione in quella che è la mia vita di coach, perché credo che un Agile Coach sia prima di tutto un Coach e poi un Agilista.
In pratica Dilts dice che per migliorare o cambiare un aspetto specifico di noi stessi, passiamo attraverso 6 livelli di processo che hanno una complessità sempre crescente e sono interconnessi tra di loro.
Attraversare questi livelli non è un’azione che facciamo “pensandoci” e questo è ancora più interessante, perché l’attraversamento è spontaneo e quando è la spontaneità che attraversa lo strumento, non viceversa, il mio interesse aumenta notevolmente.
Come coach agile, conoscere gli “step” e il relativo “modo” per affrontarli, dà modo di focalizzarsi su metodi e strumenti adeguati al livello neurologico in cui il nostro cliente si trova e stimolarlo a sperimentare la scalata ai livelli successivi.
Non sono uno “strumentista”, o almeno non più come lo ero tempo fa, da anni ho smesso di credere che lo strumento sia indispensabile per raggiungere l’obiettivo e soprattutto che esistano strumenti universali con cui si possa fare qualsiasi cosa (la formazione implicita di Mc Gyver mi ha influenzato parecchio) ma credo che invece conoscere strumenti efficaci e applicarli come conseguenza di un’analisi del contesto sia l’approccio migliore.
Lo diceva anche Alistair, è lo strumento che deve adattarsi al progetto, non il contrario.
Beh, fatto sta che questi livelli neurologici sono 6 e ve li racconto brevemente secondo quella che è stata la mia esperienza:

1 – l’Ambiente
L’ambiente in cui ci troviamo caratterizza fortemente le nostre emozioni e di conseguenza il nostro modo di comportarci. Se siamo in un ambiente positivo tendiamo a rendere di più, mentre in un ambiente negativo fatichiamo a carburare (ovviamente); con ambiente si intende anche il “momento” nel quale stiamo facendo quel qualcosa, potrebbe essere un momento non adeguato e dobbiamo saperlo riconoscere in modo da poterlo valutare ed eventualmente migliorare.
Se l’ambiente in cui ci troviamo non è adeguato e non avete potere per modificarlo, potrebbe essere il caso di abbandonare perché tutti gli sforzi che farete saranno vani e non vi faranno passare al livello successivo.
L’ambiente è fortemente legato quindi al Dove e al Quando.
2 – Il Comportamento
Credo che sia una delle cose più difficili da cambiare, come ci comportiamo è il risultato di quello che “sentiamo” e quello che “sentiamo” è il risultato grezzo delle emozioni che proviamo.
Quindi cambiare emozioni = cambiare comportamento? tecnicamente sì, ma praticamente no.
Le emozioni non si cambiano, quello che senti lo sentirai sempre e non cambierà; la cosa che cambierà, se sarai un bravo moderatore di te stesso, sarà il come interpreti quelle emozioni e quindi il comportamento che sceglierai di adottare dopo aver pensato.

Nella metafora psicologica della carrozza, le emozioni sono rappresentate dal cavallo che abita il nostro cervello Limbico, mentre il cocchiere abita nel nostro neocortex, dove è in grado di dedurre, pensare, riflettere e interpretare le emozioni grezze in modo da tradurle in comportamenti e agire con lucidità e chiarezza.
La poesia è quando un’emozione ha trovato il suo pensiero e il pensiero ha trovato le parole.
— Robert Lee Frost
La famosa “risposta d’istinto” e il “botta e risposta” sono comportamenti scaturiti dal dialogo tra 2 o più cavalli che rispondono in base al condizionamento e all’ambiente in cui sono cresciuti e all’emotività, oltre che a una certa quantità di fattore genetico.
Per poter influenzare il comportamento quindi, serve tecnica, esercizio e saper interpretare se stessi. Lavorare sull’intercettare il momento in cui è necessario avere un preciso comportamento, metterà in gioco l’elaborazione (neocortex) che darà come risultato, l’azione che in quel momento ritengo sia giusta e adeguata.
Il comportamento è quindi strettamente legato al Cosa devo fare, quali sono i modi e le tecniche che devo usare per essere efficace e trasmettere quello che voglio trasmettere, nel migliore dei modi, utilizzando l’emotività con criterio e tecnica; qualcuno la chiama intelligenza emotiva.
Capire come influenzare il proprio comportamento, apre la porta al terzo livello neurologico:
3 – La capacità
La capacità è legata al Come, si fonda sulla consapevolezza che abbiamo di quello che siamo in grado di fare, anche se a volte non corrisponde a quello che oggettivamente siamo in grado di fare.
La capacità va coltivata e nutrita in continuazione e per essere confermata, ha bisogno di feedback.
Se sono bravo a saltare ostacoli e ne ho saltati tanti nella mia vita, la mia convinzione è che sono in effetti un saltatore di ostacoli; questa convinzione mi permette di acquisire sicurezza e trovare una dimensione nella quale sono sufficientemente convinto di essere capace di saltare ostacoli. Se la vita mi metterà davanti ad un problema risolvibile con un salto, io crederò di essere capace e quindi, riuscirò a saltare anche se quel salto fosse un po’ più alto degli altri, io sarò comunque convinto di potercela fare o almeno, molto più di altri che invece non hanno mai saltato ostacoli.
In effetti la capacità è una skill comparativa, sono più bravo di A, meno di B, ma comunque so di essere un saltatore.
Le capacità fisiche trovano una facile “prova” mentre per quelle cognitive la cosa si complica un po’; siamo animali sociali, abbiamo bisogno del confronto e dell’approvazione e questa deve necessariamente venire da qualcun altro; la pacca sulla spalla, il bravo, il rinforzo positivo sono alla base dello sviluppo delle capacità e ci danno un’iniezione di positività e proattività che ci spinge a fare sempre di più e meglio, talvolta per rispettare o soddisfare l’aspettativa che gli altri hanno su di noi.
Il Come è quindi fortemente legato a capacità e valori e di conseguenza al come sviluppiamo la nostra performance, ma manca ancora l’elemento fondamentale, quello che ci guida e da un senso alle nostre azioni e comportamenti, il perchè che troviamo nel 4° livello
4. Convinzioni e Valori
Se crediamo di essere in grado di fare qualcosa, e ne siamo davvero convinti, quella cosa la faremo e ci metteremo tutte le energie necessarie, al contrario se pensiamo che quella cosa sia impossibile per noi, anche se ci dovessimo provare, non ci riusciremmo.
Mia madre, nella sua saggezza mi diceva:
“Se ea fa na cosa schiattat ‘ncuorp meglio che nun a fai”
che tradotto letteralmente sarebbe:
“se devi fare una cosa e non ne hai proprio alcuna voglia, allora forse sarebbe opportuno che tu non la facessi”
Quindi se faccio una cosa ma non ne sono convinto, la farò male… meglio piuttosto non farla.
Tanta verità.
Le Convinzioni hanno un impatto enorme sulla possibilità di riuscire in un impresa o in un cambiamento personale e capire da dove provengono e perché le abbiamo, ci permette di avere la chiave per poter sbloccare la nostra mente.
Il cervello funziona in un modo eccezionale, tende a ridurre il più possibile gli sprechi e lavora quindi spesso per analogia; questo significa che se dovessimo affrontare una situazione che abbiamo già affrontato in passato senza successo, o semplicemente qualcuno ci ha parlato di quanto sia stato difficile per lui affrontarla, potremmo assumere la convinzione che sia una cosa troppo difficile o impossibile da fare. Di conseguenza quando sarà il momento di affrontarla partiremo già mezzi sconfitti e l’esito sarà quello che ci aspettiamo, il fallimento (e ricito mia madre.)
il ” te l’avevo detto” è sempre pronto a palesarsi e quello che diciamo a noi stessi è il peggiore.
Trasponendo la cosa ad un team, dando un’accezione negativa, una delle cose più difficile è combattere la convinzione che le persone non siano in grado di fare cose; spesso mi capita di incontrare supereroi, quelli del
“meglio che lo faccio io che altrimenti…”
“i dev non sono capaci di fare questa cosa, la faccio io”
“ma come è possibile che non si rendano conto?“
“perché nessuno è pro-attivo tranne me?”
e così via; questa convinzione delle nostre super-capacità, condiziona il nostro comportamento che a sua volta condiziona l’ambiente nel quale ci troviamo, rendendolo tutt’altro che collaborativo o positivo. Questo attraversamento dei livelli neurologici dal 4 all’ 1 è praticamente immediato e ha come risultato la creazione di un ambiente, del team, negativo e poco collaborativo intrappolando i Dev in un livello 1 dal quale non si riesce ad uscire.
Anche i Valori, legati a doppio nodo al Perché, ricoprono un ruolo fondamentale nella nostra vita; la mattina ci alziamo..perché? Cosa ci spinge, a fare, a muoverci a pensare?
Spesso li diamo per scontati, non ci riflettiamo, ma tutto quello che facciamo è per un motivo e questo motivo dobbiamo individuarlo, analizzarlo, coltivarlo e soprattutto trasformarlo in qualcosa che in un qualche modo si possa misurare perché senza misura, non è possibile valutare un miglioramento.
Misurare un valore resta una cosa impossibile, ma i comportamenti relativi a quel valore, potrebbero essere misurati.
5. Identità
salendo la piramide dei livelli neurologici si arriva quindi al Chi, l’identità.
Il concetto di identità e “chi sono” non è cosa semplice; ci sono migliaia di studi psicologici sull’argomento ma ho focalizzato la mia attenzione sul cosa definisce chi sono; beh, non sono io che definisco chi sono ma il contesto e le persone che ho intorno.
La mia identità si rafforza o indebolisce in funzione di cosa pensano gli altri di me; per gli egocentrici è un brutto colpo, ma è effettivamente così; se le persone che ho intorno hanno rispetto nei miei confronti, stima e ammirazione, il mio concetto di identità è forte, so chi sono attraverso le conferme e gli occhi di chi ho intorno.
Al contrario se ho intorno persone che non mi stimano, il mio concetto di identità sarà debole e tenderò sempre di più a chiudermi e mettermi sulla difensiva.
La radice è antropologica; la crescita e la sopravvivenza della specie avviene quando gli individui ritenuti meritevoli dal gruppo, diventano capi e proliferano incrociando i geni ritenuti quindi migliori dalla collettività, per generare prole che a sua volta sarà il risultato di quello che il gruppo ha valutato come meritevole e quindi ci si evolverà.
Per avere successo, devo essere ritenuto meritevole dal gruppo.
Le famose dinastie insomma.
Tornando all’identità, rispondere alla domanda “Chi sei” è una delle cose più difficili con le quali avremo a che fare, soprattutto quando agli studenti specifico che “Chi sei” non è “Cosa fai”. Introspezione analisi e talvolta imbarazzo nel non trovare una risposta così chiara, evidenzia la difficoltà nel conoscersi e nella comunicazione con il proprio inconscio.
Quando poi il chi sei, non risponde al cosa fai, entra in ballo anche la dissonanza cognitiva, una sorta di insofferenza che scaturisce nel fare qualcosa che non rispetta i miei valori e di conseguenza, non rispetta quello che è il mio concetto di identità; ho scritto un articolo in merito alla DC, potrebbe essere interessante approfondirla per comprendere meglio se stessi, lo trovate nell’area articoli.
6. Spirito
E’ l’ultimo livello neurologico, quello che è legato al “per chi” e al “per cosa” facciamo quello che facciamo; riguarda la vision che abbiamo in un sistema molto più ampio della nostra sfera personale.
Strettamente legato quindi al 4° livello alimenta e incoraggia il Perché facciamo quel che facciamo: per la famiglia, per la compagna, per essere felici, per migliorare la società, o nel mio caso, per aiutare le persone a realizzarsi.
Tendiamo e sottovalutare il potere del “far parte di qualcosa più grande” ma se provaste a fare un po’ di introspezione, vi rendereste conto che lo spirito ha un enorme potere sulla vostra proattività e voglia di fare.
E’ molto interessante analizzare i livelli neurologici nei 2 sensi
Ambiente > Comportamento > Capacità > Valori e convinzioni > Identità > Spirito
i primi 3 livelli sono legati per lo più alla nostra parte razionale, il neocortex, quella deduttiva che siamo in grado di allenare e rendere sempre più efficace; gli ultimi 3 invece sono legati al sistema Limbico, quindi le emozioni che ci spingono o trascinano.
Il percorso può essere seguito in entrambi i sensi e in base alla mia esperienza, dipende fortemente dalla personalità delle persone o del team;
Spirito > Identità > Valori e convinzioni > Capacità > Comportamento > Ambiente
mi trovo particolarmente a mia agio a partire dallo spirito con persone abituate a sognare e che si caricano di emozioni anche solo con un racconto;
al contrario persone razionali, che amano il controllo, che preferiscono ragionare prima di agire e lo fanno naturalmente, prediligono partire da qualcosa di concreto, quindi si parte dall’ambiente con gli strumenti necessari a migliorarlo.
A partire quindi dalla PNL sto traslando questi concetti da quella che è una dinamica personale a quella di TEAM, ragionando su analogie e parallelismi dato che quando le persone lavorano bene tra di loro, il team ha un comportamento che è senz’altro paragonabile a quello di un singolo individuo, ma con molta più potenza di calcolo!
In conclusione, i livelli neurologici sono un potente strumento per fornire a noi stessi o ai nostri clienti, una chiara mappa di quali siano i punti sui quali si potrebbe iniziare a lavorare; per ognuno di questi punti il coach crea percorsi aperti e adattivi, che puntano a raggiungere gli obiettivi creati dal coachee, attraversando quelle che sono le sfere della tassonomia di Bloom, ma questo è un altro articolo che scriverò più in la.
Spero di aver acceso qualche lampadina, in ogni caso però, grazie per la lettura


